Equity Crowdfunding: Che cosa è, come funziona?

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Equity Crowdfunding Come Funziona? Hai un pò di soldi da parte e vorresti investirli ma vuoi capire da solo dove e non affidarti a BOT o a famigerati professionisti di qualche nuova scienza finanziaria?

Il Crowdfunding è forse lo strumento che fa al caso tuo. Rappresenta il modo in cui anche chi ha risorse economiche limitate può ottenere un rendimento in modo semplice.

Chiaramente anche con questo strumento di investimento comporta dei rischi, quindi occorre affidarsi alle giuste piattaforme prima di decidere di impegnare il poco o tanto denaro che si ha a disposizione.

Oggi entriamo nello specifico dell’equity crowdfunding (investire nel capitale di società).

Equity Crowdfunding Cos’è?

Quando una società di capitali viene fondata da uno o più soci, questi devono “mettere sul piatto” una predeterminata cifra, che rappresenta il capitale social della società.

Questa somma è destinata con il passare degli anni a variare, perché magari nuovi soci-finanziatori decidono di entrare nella stessa.

Questo è il principio che sta alla base dell’Equity Crowdfunding.

Negli ultimi anni in Italia sono nate diverse piattaforme specializzate nell’offrire ad una platea di investitori società, più o meno selezionate, che si trovano in questo processo: ovvero cercano soci investitori.

Questo è vantaggioso sia per le società, che in questo modo, ricevono anche un feedback dal mercato e sono costrette ad esporsi, mettendo in dubbio le loro soluzioni, sia per gli investitori, che possono decidere in piena libertà dove collocare parte dei propri fondi.

Crowdfunding Significato

Il termine crowdfunding, che letteralmente si traduce in “finanziamento della folla”, nasce all’incirca nel 2008, anche se le origini del fenomeno possono essere trovate negli ultimi anni del XVII secolo.

Questo meccanismo altro non è che uno sforzo collettivo che mobilita il web per creare una rete di soggetti che partecipano con le proprie risorse a sostegno di progetti avviati da altri, come società nel caso dell’Equity Crowdfunding.

I singoli progetti sono quindi finanziati tramite contributi relativamente piccoli di un numero relativamente elevato di persone, permettendo a chi promuove la campagna di rivolgersi ad un ulteriore pubblico oltre che a quello degli intermediari finanziari standard (quali per esempio le banche).

Equity Crowdfunding in Italia

In Italia il crowdfunding ha iniziato a diffondersi già nella prima decade del secolo, tuttavia il Paese non ha sfruttato i vantaggi che ne potevano derivare.

Infatti, mentre in altri contesti come l’Inghilterra e la Germania (dove il meccanismo è allo stesso livello del sistema bancario) il fenomeno iniziava a prosperare, da noi incontrava i classici svantaggi di chi effettua la prima mossa: tanta paura e tante regole, a volte più limitative che altro.

Ma anche temi come l’elevato tasso di analfabetismo digitale, la poca conoscenza delle tematiche economico-finanziarie e la scarsa diffusione dei sistemi di pagamento online hanno rallentato la diffusione del fenomeno, limitando le possibilità di crescita del tessuto imprenditoriale nazionale.

Crowdfunding e Consob: Cosa sapere?

Questo modello in Italia è vigilato dalla Commissione nazionale per le Società e la Borsa (nota più semplicemente come CONSOB) e le offerte possono essere pubblicate solo su piattaforme gestite da soggetti iscritti in un apposito registro gestito dalla Consob stessa.

Rischi Equity Crowdfunding

Ci sono rischi nell’investire mediante equity crowdfunding? Quali sono i rischi collegati a questa tipologia di investimento?

I principali rischi per un investitore sono la perdita dell’intero capitale investito, dovuta al fallimento della società, e la mancanza di sicurezza sul rendimento dell’investimento: per il web si trovano un sacco di piattaforme che promettono rendimenti a doppia cifra, ma davvero poche raccontano di casi reali.

Il principale rischio è però mitigabile, basta diversificare in più offerte per poter ridurre l’eventuale perdita ed avere più possibilità di guadagno.

Il secondo grande rischio è risolvibile se ci si affida a buone piattaforme che mettono al centro del loro servizio all’utente la comunicazione ed i continui aggiornamenti sulle società proposte, così da poter sapere come e quando vendere gli investimenti eseguiti.

In questo senso possiamo consigliare ad esempio WeAreStarting.it, piattaforma attiva dal 2016 vigilata da CONSOB che non pubblica tantissime offerte ma che ospita dei business sicuri ed in credita.

Molto utile inoltre anche il loro canale Telegram che tiene gli investitori sempre aggiornati sugli andamenti della realtà in cui hanno investito.

Dopo aver investito cosa succede?

Dopo aver eseguito i vari investimenti si diventa effettivamente soci dell’iniziativa finanziaria, e in quanto tali possiamo gestire queste partecipazioni come meglio crediamo.

L’ideale è quello di vendere queste partecipazioni ad altri investitori interessati a generare un rendimento, oppure semplicemente possiamo aspettare e percepire gli utili che la società distribuirà annualmente.

Sul fronte delle vendite, la stessa WeAreStarting ha recentemente dichiarato di aprire presto al pubblico uno spazio in cui sarà possibile pubblicare le offerte di vendita e/o di acquisto, facilitando la smobilizzazione delle partecipazioni e consentendo così di avere guadagni reali.

Per approfondire puoi visitare il sito WeAreStarting.it oppure fare una domanda nei commenti.

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