Gli Indicatori Principali Nell’Analisi Tecnica (Trading)

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Gli Indicatori Principali Nell’Analisi Tecnica (Trading) – Scopriamo insieme quali sono i principali indicatori utilizzati dagli analisti che fanno analisi tecnica.

L’analisi tecnica parte sempre dai prezzi, ovvero dalla risultante dell’incontro fra la domanda e l’offerta: gli analisti cercano di individuare i trend in essere all’interno di differenti timeframe (ovvero su differenti orizzonti temporali) e, in fase di analisi, individuano prima l’orizzonte più lungo (ovvero il timeframe più ampio) – mensile o settimanale – per poi scendere su timeframe/orizzonti sempre più brevi (grafici giornalieri, orari, a 30 minuti, 15 minuti, …).

Sui vari timeframe gli analisti cercano dunque di individuare:

  • I vari livelli di supporto e resistenza
  • La presenza di figure di continuazione o di figure di inversione
  • Trend e pattern del grafico a candele

Una volta effettuata questa analisi cercano conferme sfruttando degli indicatori. Gli indicatori più usati sono:

  • Le Medie Mobili
  • L’RSI
  • Lo stocastico
  • Il MACD
  • Il ROC

Si tratta di indicatori di momentum, ovvero indicatori che “misurano” la forza di un movimento. Generalmente un forte trend positivo non si trasfomerà improvvisamente in trend negativo (o viceversa), ma ci saranno dei segnali che ci permetteranno di capire che vi è una perdita di forza/spinta (ovvero una perdita di momentum).

Differenza fra Indicatori ed Oscillatori nel Trading

Alcuni indicatori vengono definiti oscillatori: sono quegli indicatori che vengono costruiti all’interno di due bande (generalmente 0 ed 1 o 0 e 100) e non possono uscire da queste bande: la parte bassa dell’oscillatore va da 0 a 20 (alcuni sostengono fino a 30), è questa la parte definita di ipervenduto.

La parte alta dell’oscillatore va da 70 a 100 ed è la zona detta di ipercomprato. Quando il mercato si trova in una fase laterale si consiglia generalmente di acquistare nella parte bassa e rivendere nella parte alta, ma quando il mercato è in trend, l’utilizzo degli oscillatori porta risultati spesso assai negativi.

Se ad esempio è in corso un trend rialzista molto forte gli oscillatori si muoveranno rapidamente verso l’ipercomprato ed il trader alle prime armi potrebbe pensare che stia per arrivare una correzione e che il trend cambierà presto direzione: la presenza degli oscillatori all’interno della fascia di ipercomprato, quando ci si trova in un forte trend rialzista, è invece una conferma e non una smentita della forza del trend.

Stesso discorso, all’inverso, vale chiaramente anche per il trend ribassista.

Gli oscillatori ci aiutano anche nell’individuare le divergenze rispetto al trend: se abbiamo un trend rialzista e gli oscillatori escono dalla zona di ipercomprato probabilmente siamo in presenza di una divergenza ribassista ed il trend sta perdendo forza (momentum): in questo caso il rischio di correzione è alto. Viceversa se il trend è ribassista e gli oscillatori escono dalla zona di ipervenduto siamo in presenza di una divergenza rialzista.

I trader professionisti generalmente consigliano di utilizzare un numero limitato di oscillatori: quando tutti sono concordi fra loro e l’analisi dei prezzi fatta a monte ci dà delle conferme le probabilità che l’analisi fatta sia corretta aumentano.

Traderlink Italia ha realizzato un video in cui spiega la differenza fra indicatori ed oscillatori, parlando anche del momentum, qui di seguito trovi il video completo, come approfondimento a questo articolo:

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