I Sentiment Indicators Nel Trading

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I Sentiment Indicators Nel Trading – Alla scoperta dei c.d. sentimenti indicators: non bisogna mai dimenticare che i mercati finanziari sono spinti dalle emozioni e dal comportamento umano. Di conseguenza l’emotività e le emozioni (principalmente paura e avidità) prendono a volte il sopravvento all’interno dei mercati finanziari.

Esistono dei momenti durante i quali tutti diventano dei veri e propri esperti di Borsa e discutono sull’andamento dei titoli e sull’andamento della Borsa in generale.

Esiste un famoso aneddoto a tal proposito legato ad uno dei Presidenti degli Stati Uniti d’America:

Si narra che Joseph Kennedy, dopo una mattinata di affari in Borsa, si fermò da un lustrascarpe mentre stava tornando a casa. Quando il lustrascarpe finì il suo lavoro Kennedy controllò le sue tasche per lasciare la mancia ma il lustrascarpe rispose:

Lasci stare Sig. Kennedy, ho appena guadagnato 30 dollari con le Standard Oil!

A questo punto Kennedy tornò in Borsa e vendette tutto, salvandosi dal famoso crollo di Wall Street del 1929

Altra frase molto famosa, per chi conosce i mercati finanziari, è quella del noto banchiere inglese Lionel Nathan de Rothschild:

Il momento per comprare è quando scorre il sangue per le strade

Queste due frasi, con le quali abbiamo voluto cominciare quest’articolo descrivono le due fasi estreme della Borsa, ovvero:

  • I prezzi salgono fin quando si aggiungono nuovi compratori, ma quando la quasi totalità avrà acquistato non ci sarà più ragione perché questi continuino ad aumentare.
  • Quando tutti avranno venduto i prezzi non potranno più scendere

Basandosi proprio su queste due affermazioni dunque sono stati sviluppati gli indicatori di sentiment:

Gli indicatori di sentiment hanno lo scopo di individuare le due condizioni estreme descritte. Vengono impiegati maggiormente negli Stati Uniti e nelle Borse Statunitensi poiché nei mercati italiani i dati sono di difficile reperibilità e si trovano solo all’interno di piattaforme informative sofisticate disponibili esclusivamente agli investitori istituzionali.

Bisogna stare molto attenti, ad esempio, quando una serie di analisti, all’interno delle rubriche televisive o sui giornali, si trovano concordi su un titolo o su un settore: questo potrebbe essere un segnale chiaro sul loro aver preso posizione e sulla conseguente necessità di alimentare il flusso di acquisto per far continuare la salita dei prezzi.

Anche alcune case d’affari a volte lanciano raccomandazioni solo dopo aver acquistato per loro/per i propri clienti: in questi casi uno sguardo al grafico può fornire informazioni in più rispetto alla maturazione del trend in atto.

Attenzione ai titoli di giornali!

Più i titoli di giornali sono altisonanti sui mercati finanziari e più ci si troverà alla fine di un trend, con il rischio di restare “con il cerino in mano”.

Nelle fasi finali di un rialzo, generalmente, le notizie che vengono pubblicate sono sempre più positive (mentre i prezzi non reagiscono al rialzo e sembrano anzi a volte registrare un calo).

Nelle fasi finali di un ribasso le notizie che escono sono sempre più negative ma i prezzi non calano più di tanto.

Di uno dei sentiment indicators presenti nel trading abbiamo parlato: si tratta dell’Open Interest: spesso sottovalutato dai più, mette in relazione i prezzi, i volumi e l’Open Interest dei contratti future.

Analizzare i volumi di Put e Call comparati fra loro può aiutarci a comprendere il sentimento degli investitori e capire quando ci troviamo di fronte ad eccessi che portano ad un esaurimento della tendenza dei prezzi in corso.

Borsa Italiana pubblica all’interno del suo sito i dati dei Put/Call Ratio dell’Ftse Mib e delle azioni di Piazza Affari su cui esistono contratti di opzione su base giornaliera, settimanale e mensile (questi dati possono essere rintracciati nella sezione Derivati/Indicator sulle Opzioni.

  • Un Put/Call Ratio che ha valore 1 indica perfetta parità di volumi contrattati di Put e Call (indicazione neutrale)
  • Valori vicini allo zero indicano una predominanza dei contratti Call negoziati (forte sentiment rialzista)
  • Valori molto superiori ad uno indicano una predominanza di contratti Put negoziati (forte sentimento ribassista)

Indicazioni di questo tipo non danno luogo a veri e propri segnali operativi, servono tuttavia ad accendere una lampadina di allarme sui titoli: sarà poi il singolo analista/investitore a dover cogliere nei prezzi le configurazioni che possono indicare una inversione di trend.

  • Il Put/Call Ratio è più affidabile quanto maggiori in termini assoluti sono i volumi delle opzioni trattate. Questo non è comunque un indicatore che fornisce una verità assoluta quando le indicazioni non sono congruenti con la situazione grafica.

Un interessante indicatore di sentiment, non disponibile per le azioni italiae, è lo Short Interest Ratio, il Float Short e lo Specialist Public Ratio.

  • Short Interest Ratio: è il rapporto fra le azioni vendute allo scoperto durante il mese ed il volume medio giornaliero delle azioni negoziate. Esprime il numero di giorni di contrattazione necessari ai venditori allo scoperto per ricomprare le azioni e coprire la posizione short. Un valore storicamente elevato indica un andamento rialzista, viceversa un valore storicamente basso indica un andamento ribassista.
  • Float Short: rappresenta la percentuale di azioni vendute allo scoperto rispetto al totale delle azioni flottanti, ovvero liberamente negoziabili in Borsa: un valore storicamente elevato rappresenta una indicazione di mercato rialzista ed un valore storicamente basso rappresenta una indicazione di mercato ribassista.
  • Specialist Public Ratio: è il rapporto fra le azioni vendute allo scoperto e quelle vendute allo scoperto da soli Specialist. Gli Specialist sono chiaramente più informati sulle prospettive del mercato e son dunque in grado di influenzare la direzione del mercato.

Altre tipologie di misurazioni del sentiment prevedono delle interviste poste ad una platea di investitori cui viene chiesta la visione del mercato per la settimana successiva.

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